Giocare per migliorare il mondo

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Jane McGonigal al TED2010 (Fonte: punchingsnakes.com).

A quanto pare non tutti pensano sia un errore passare tante ore davanti ai videogiochi.

Jane McGonigal, game designer e ricercatrice, spiega al TED2010 che il suo obiettivo è quello di migliorare il mondo attraverso i videogiochi online.

Dopo aver preso in considerazione la mole di ore passate sui videogiochi dalle persone di tutto il mondo, stimate sui 3 miliardi, non le ritiene sufficienti per risolvere i problemi più urgenti sul nostro pianeta e afferma:

“Se vogliamo risolvere problemi come la fame, la povertà, il cambiamento climatico, conflitto globale, l’obesità, credo che dobbiamo aspirare a giocare online per almeno 21 miliardi ore a settimana, entro la fine del prossimo decennio.”

La ricercatrice, infatti, considera i videogiocatori una risorsa e non un problema.

Studiando molti di loro all’Institute For The Future ha notato le intense emozioni che in essi vengono provocate da un videogioco. Mostrando al pubblico, un ritratto del fotografo Phil Toldano, in cui si vede il volto di un giovane videogiocatore durante una sessione di gioco, fa notare alcuni dettagli come per esempio le pieghe intorno agli occhi, e intorno alla bocca, indice di ottimismo, secondo la ricercatrice. I videogiochi,quindi,influenzano lo stato d’animo di chi li utilizza,provocando sensazioni di paura, profonda concentrazione nel risolvere velocemente un problema complesso, come se fossero nella vita reale. Durante il suo periodo di ricerca ha analizzato vari videogiochi tra cui World of Warcraft.

Screenshot di World of Warcraft.

Questo gioco in particolare, gli ha permesso di capire che la cooperazione, i livelli di difficoltà, adeguati all’esperienza del giocatore ed i feedback periodici sono elementi fondamentali per il successo del giocatore.Ci parla di vittoria epica, termine molto diffuso tra i giocatori che indica un risultato così straordinariamente positivo che non ti sembra possibile fino a quando non lo ottieni. Successo che però è limitato al solo mondo virtuale:

“Queste sono persone che credono di essere individualmente in grado di cambiare il mondo. E l’unico problema è che credono di essere in grado di cambiare i mondi virtuali e non il mondo reale”

La ricercatrice, sta infatti cercando di capire come mai queste persone non siano in grado di fronteggiare allo stesso modo anche la realtà. Una realtà piena di problemi,ma che a differenza dei videogiochi, nessuno vuole provare a risolvere con impegno ed entusiasmo. Per questo McGonigal cerca di “camuffare” i problemi reali, in situazioni videoludiche,per suscitare l’interesse di più persone.In questi anni nel suo istituto ha realizzato diversi videogiochi, uno tra questi è un gioco in cui simulava un mondo con carenza di Petrolio,dove 1700 giocatori si sono divertititi ad immaginare la loro vita, offrendo idee,a volte originali,per far fronte ad un problema che potrebbe essere reale nel futuro.

Salveremo il mondo giocando un giorno?

Giovanni Rubino

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