Videogiochi

Il Videogame conquista Youtube

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Videogame e Youtube, un binomio che di questi tempi viaggia a pari passo, tanto che quando si parla dell’uno non si può fare a meno di ricollegarsi all’altro e viceversa. Youtube lo conosciamo tutti, una piattaforma incredibilmente social che permette,una volta iscritti, di caricare qualunque (rispettando le regole) video si voglia, in modo da poterlo condividere con amici e tutto il resto del mondo.

Youtube Fonte
Youtube
Fonte

C’è chi di questa piattaforma ne ha fatto un hobby, uno svago, un sistema di informazione o addirittura un lavoro. Alcune di queste cose sono addirittura collegate! Ebbene si, può succedere che chi ha cominciato a caricare video per hobby, grazie a numeri da capogiro di visualizzazioni e iscrizioni al proprio canale, sia riuscito a trasformare questa passione in un vero e proprio lavoro a tempo pieno!

Come si può quindi non collegare i Videogame a Youtube quando quest’ultimo pullula di videogiocatori e il cui canale più seguito è proprio quello di un videogiocatore? Stiamo appunto parlando di PewDiePie, il canale Youtube di un ragazzo svedese che in

L'immenso PewDiePie Fonte:PewDiePie Twitter
L’immenso PewDiePie
Fonte:PewDiePie Twitter

questo preciso istante conta la bellezza di 27.630.556 di seguaci!!!! Un record imbattibile se si pensa che il secondo canale più seguito al mondo (i simpaticissimi Smosh) ne ha 17.956.457!! PewDiePie è il pioniere di tutti coloro che postano video di videogame su Youtube, i cosiddetti Gamer. E’ stato uno dei primi ad adottare quella categoria chiamata Let’s Play Video, quelli dove un videogiocatore condivide un suo playthrough di un videogioco spesso accompagnato da un proprio commento audio, focalizzandosi soprattutto sull’esperienza soggettiva e condendola con critiche irriverenti e tanto humor.

Questo Let’s Play Video ha completamente spopolato sul Tubo, al punto che coloro che ne seguono le orme sono ormai tantissimi, ma non solo! Coloro che hanno canali con molte visualizzioni hanno iniziato ad avere molta influenza nel mondo videoludico, tanto che per esempio i gestori dei canali più seguiti, vengono invitati dalle case produttrici di videogiochi alle loro conferenze e addirittura all’E3, in modo che queste persone girino reportage, documentari e commentary che posteranno sui loro canali youtube, generando interesse per un determinato prodotto. Insomma, è un metodo abbastanza indiretto per fare pubblicità!

Ed è proprio qui che è intervenuta la Nintendo in questi giorni. Infatti, come appare nel sito Gamasutra (l’ormai celebre giornale online che fornisce news su videogiochi), la Nintendo ha deciso di lanciare a breve un programma di affiliazione per coloro che condividono video Let’s Play di materiale Nintendo, che permetta di dividere i guadagni commerciali derivanti dalle pubblicità tra la Nintendo stessa, Google e lo youtuber in questione.

In conclusione è evidente come il videogioco non possa fare a meno di una piattaforma social come lo è Youtube, per diffonderlo, publicizzarlo, preservarne la vita, e ovviamente divertirsi insieme all’immensa comunità di Youtube.

Stefano Cassini

Un microcosmo digitale: una società su minecraft?

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Oggi vorrei parlare di una considerazione basata su un’esperienza personale nel mondo virtuale di Minecraft, il popolarissimo videogioco della Mojang. Mi sono imbattuto in un server attivo e ho iniziato la mia avventura. Ho scoperto molto presto che in questo mondo esisteva un sistema molto organizzato e, nonostante la sua complessità, intuitivo.

Bruciare le case è molto divertente
Bruciare le case è molto divertente

Premetto alcune informazioni di base per comprendere il resto dell’articolo: questo server si basa su un mondo vastissimo dove si impersona un vagabondo solitario. Potremmo a quel punto decidere la nostra storia: possiamo per esempio costruire casa e vivere vendendo al mercato i nostri averi, andare a distruggere quelle degli altri e ottenere oggetti in modo disonesto o un misto fra le due cose.

La mia comincia da semplice bandito che decide di creare un’alleanza di miei simili. In poco tempo diventiamo temuti dalla maggior parte dei giocatori e il nostro bussness di attività “illecite” prosegue molto bene. Grazie ai soldi ottenuti dalle varie incursioni, riusciamo persino a manipolare l’economia del server. Un esempio  è stato con l’item “diamante” : avendo abbastanza fondi da comprare in ogni negozio tutti i diamanti in circolazione, siamo stati in grado di quadruplicare il prezzo (da 300 monete a più di 1300) monopolizzando il mercato. Gli effetti sono stati disastrosi: in pochi giorni  il giocatore medio non aveva più soldi ed era costretto a comprare nel nostro negozio.

Screenshot di una città
Screenshot di una città

E’ incredibile come si possa creare una vera e propria società organizzata totalmente digitale. Esiste una scala gerarchica ben precisa: partendo dal leader (il proprietario del server, a cui spetta potere decisionale potenzialmente su ogni aspetto del gioco), passando per una scala di admin sempre con meno potere (ma anche meno responsabilità) fino ad arrivare ai giocatori normali senza potere alcuno, con la possibilità di scalare la gerarchia (ma anche di essere degradati se si fallisce il proprio dovere). Ci sono delle semplici regole da rispettare e se scoprono che non le stai rispettando vieni punito. Per citare Rousseau, questa società sarebbe “una monarchia fondata sul contratto sociale.”

«In generale, per autorizzare su un qualunque terreno il diritto del primo occupante, occorrono le seguenti condizioni. In primo luogo che non sia ancora abitato da nessuno; in secondo luogo che se ne occupi solo quel tanto che è necessario per la sussistenza; in terzo luogo che se ne prenda possesso non con una vana cerimonia, ma con il lavoro e la coltivazione.» Rousseau, Il contratto sociale, pag 73

Nel server per privatizzare una proprietà è necessario pagare una somma per poter piazzare speciali cubi in uno spazio inabitato (senza altri cubi speciali altrui) che può coprire un’area piò o meno grande a seconda del valore del cubo.  Concludendo, si può definire una comunità online come una società vera e propria? Secondo me si.

 

Marco Giannitti

Why so Serious(game)?!

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Una domanda che ci si pone da molto tempo nella nostra società, è quella di chiedersi se i videogiochi abbiano, o possono avere, una funzione didattica. L’argomento è sempre stato molto discusso, ma finalmente inizia a prevalere l’idea che i videogiochi possano davvero essere utili in ambito educativo.

video-games

Tuttavia non tutti i giochi sono adeguati per lo scopo. E’ stata definita una categoria di giochi detti Serious Game, i quali avrebbero proprio come obiettivo quello di trasmettere e affinare capacità cognitive nei videogiocatori. Il noto esperto Alfonso Molina dice a riguardo dei Serious Game che “se ben progettati, garantiscono immersione sensoriale, ruolo attivo, forte coinvolgimento emotivo e attivazione di quei percorsi di simulazione mentale dei fenomeni del mondo fisico e sociale”.  Oltretutto è convinto che vengano insegnati altri elementi oltre la conoscenza standard, come ad esempio creatività, innovazione, lavoro di squadra e problem solving, oltre a favorire la socializzazione.

Domenico Zungri spiega che in Italia il problema è che questi giochi hanno carenza di appeal, e soprattutto manca il ponte che colleghi l’innovazione con l’insegnamento classico. Bisognerebbe catturare l’attenzione dei videogiocatori per indirizzarla verso esperienze più produttive. Questo “ponte” deve essere costruito dai Serious Game.

Møns Klint
Møns Klint; Famosa attrazione turistica danese in versione a cubetti di Minecraft

 

La Danimarca ha compiuto un grande passo in questa direzione, ricreando una mappa 1:1 del territorio nazionale per il videogioco di fama mondiale Minecraft. L’idea è partita dal governo, e lo scopo è quello di stimolare anche i più piccoli a conoscere e cercare di risolvere i problemi del paese. Inoltre quest’opera sarà anche utilizzata nelle scuole danesi, non nuove a queste interessanti iniziative, per rendere più coinvolgenti le lezioni.

 

D’altronde un Serious Game non deve essere per forza una “noiosa” piattaforma di apprendimento guidato, ma può anche essere mascherato da spettacolari e avvincenti videogame, che nonostante non siano stati creati come veri e proprio videogiochi educativi, sviluppano e perfezionano determinate capacità. E’ chiaro che non tutti i videogiochi hanno queste particolari proprietà, ma ad esempio i videogiochi di simulazione (gli rts:real time strategy) è noto che affinino la capacità decisionale, di organizzazione e l’elaborazione di strategie.

Perchè quindi non iniziare a sviluppare e migliorare questo settore che tanto potrebbe dare non solo all’industria dei videogiochi ma soprattutto all’insegnamento? Speriamo in questi anni di riuscire a vedere ragazzi che riescano nelle scuole a giocare, divertirsi e imparare tutto in un unico pacchetto chiamato Innovazione.

Stefano Cassini

Nel retrobottega dei videogiochi.

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Oggigiorno tutti, chi più chi meno, conoscono cosa è un videogioco; ma pochi riescono a concepire quanto lavoro ci può essere dietro. Mi sono spesso chiesto “Cosa devo fare per sviluppare un videogioco?”. E’ una domanda tanto semplice quanto complicata è la risposta. Tutto dipende da molti fattori, qui schematizzati.

 

Schema dello sviluppo dei videogiochi
Schema dello sviluppo dei videogiochi

I tre elementi chiave sono:

Budget disponibile: la disponibilità economica influisce sulla possibilità di comprare le licenze dei programmi necessari ed eventualmente stipendiare chi ci lavora sopra.

Numero ed esperienza di componenti del team di sviluppo: il team può variare a un singola persona a svariate centinaia di membri. Generalmente per ottenere qualcosa di qualità commerciale serve un team di almeno 4-5 persone tra cui: un game designer, un programmatore, un artista 2/3D, un animatore e un ingegnere sonoro.

Struttura del videogioco: la difficoltà di realizzazione può variare a seconda degli strumenti che si utilizzano e del tipo di videogioco stabilito.

Come si può immaginare c’è davvero tantissimo lavoro dietro ed è impossibile spiegare in poche parole un argomento così vasto. Il mio intento in questo post è quello di, per chi come me si è trovato con tanto entusiasmo ma poche conoscenze sull’argomento, fornire qualche consiglio utile. Il primo fra tutti è di confondetersi sulla relazione “videogiochi = divertimento”; è un lavoro serio e oggettivamente molto complicato e stancante. Ma se questo non vi scoraggia, allora dovreste prima di tutto capire su quale aspetto voi vorreste concentrarvi: il bello di questa carriera lavorativa è che unisce un mucchio di attività diverse, dall’arte alla scienza.

Interfaccia di Unity3D 4
Interfaccia di Unity3D 4. Screenshot di Marco Giannitti

Vorrei presentare uno strumento che da qualche anno è diventato molto popolare. Si chiama Unity3D ed è un game engine completo. Sintetizzando, un game engine è un editor che mette insieme tutte gli elementi di un videogioco. Ce ne sono molti e tutti diversi, per citarne alcuni tra i più famosi attualmente il CryEngine, il FrostBite, l’Unreal Engine. Ognuno ha caratteristiche uniche ed non si può stabilire quale sia il migliore; infatti dipende dal contesto nel quale lo si deve usare. Ho personalmente provato alcuni di questi e ne ho tratto alcune conclusioni personali. Dico personali per lo stesso motivo di prima. Unity3D si è rivelato un ottimo compromesso tra qualità, efficienza e semplicità. Tra tutti lo consiglio vivamente per chi è alle prime armi: infatti è davvero semplice (rispetto agli altri engine) realizzare un prototipo giocabile in poco tempo. Per dare una proporzione, qualcosa che si può creare in un’ora in Unity3D con un altro programma si può impiegare anche una settimana. Inoltre è molto versatile ed in rete si trova molta documentazione per imparare. L’unica pecca riguarda il comparto grafico, che non riesce stare al passo con le ultime innovazioni tecniche, anche se con un po’ di esperienza si possono ottenere buonissimi risultati. Infine come ultima ma non ultima, ragione c’è un ottimo sistema di licenze: free (con limitazioni) e Pro.

Non mi dilungo ulteriormente, quindi se siete interessati provatelo, non ve ne pentirete! Al prossimo articolo!

Marco Giannitti