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Internet uccide l’italiano?

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Negli ultimi anni si è aperto un dibattito tra coloro che pensano che internet e i social network uccidono la lingua italiana, e quelli che invece credono che la aiutino a svilupparsi. La lingua è un fenomeno così complesso da non dare la possibilità a gente che non si occupa di glottologia di esaurire un dibattito simile in poche righe, perciò lo scopo del post è solamente di delineare le correnti di pensiero odierne in modo che ognuno possa farsi un’idea personale.

Oggigiorno l’analfabetismo cosiddetto scrictu sensu, secondo l’UNLA, si è quasi completamente estinto in Italia, a differenza di quello funzionale, che, come scrive La Repubblica, ci colloca ai primi posti fra i paesi OCSE per numero di analfabeti funzionali. Tutto ciò dipende dal mondo di internet?

Una cosa è certa, i dati prima riportati sono consolidati dal fatto che non si è mai scritto tanto nella storia quanto si scrive oggi. La scrittura è stato sempre un privilegio di quei pochi che potevano pagare per avere un’istruzione adeguata, mentre la scuola pubblica odierna e i social network consentono a chiunque di scrivere qualsiasi cosa. Il problema non è però la quantità di articoli, documenti, post, ecc., ma la qualità.

Accademia della Crusca
Fonte: Pubblico dominio

Il fenomeno è studiato attentamente, oltre che da diversi glottologi, anche dall’Accademia della Crusca, fondata alla fine del secolo XVI e che da poco è sbarcata prima sul web, e poi su Twitter. Secondo gli studiosi la possibilità di ognuno di scrivere ciò che gli pare, fa dei social netowrk un’arma impressionante. È anche vero però che spesso si usano toni colloquiali, si inventano nuovi termini, si scrive in modo molto abbreviato, e non si fa caso né ad errori ortografici né sintattici. Il problema allora sta a monte. Non si può quindi accusare internet di rovinare il nostro idioma.

Come la storia vuole, e come è sempre stato, con le nuove invenzioni cambiano anche i mezzi di comunicazione, ed essi hanno certamente un impatto più o meno lieve sulla lingua di ogni Paese. L’italiano è fra le lingue più complesse al mondo, ed è sempre in continuo mutamento; i neologismi legati al web e alla rete sono molteplici, ma non vuol dire che la lingua della Divina Commedia (giusto per citarne una) si sta distruggendo. Purtroppo si fa sempre meno attenzione a ciò che scrive dietro lo schermo del pc, ma la questione è molto soggettiva ed è strettamente legata alla preparazione di ogni individuo.

E per concludere, un messaggio a chi critica Twitter per l’imposizione dei 160 caratteri, sì, è una limitazione, ma è anche vero che nel 1919 poeti come Ungaretti in “Mattina” (“M’illumino d’immenso”) hanno scritto un’infinità con soli 20 caratteri.

Fonte: Pubblico dominio

Andrea Misuraca